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Recensione: Richard Jewell, o Sbatti il Mostro in Prima Pagina

  • antoniovalentino5
  • 18 apr 2022
  • Tempo di lettura: 4 min

Rotten Tomatoes: 77 %

Voto The House: 8,3


Richard Jewell, Atlanta 1996

Clint Samson Eastwood, all'età di 89 anni, porta in scena la trasposizione cinematografica della vicenda storica di Richard Jewell, stravagante guardia di sicurezza, il quale salì alle luci della ribalta nel 1996, in occasione dell'attentato alle Olimpiadi estive ad Atlanta, in Georgia. Scoprendo uno zaino contenente delle bombe piazzate nel parco ove si tenevano i concerti serali in occasione dei Giochi Olimpici, Jewell si affrettò a segnalare il pericolo imminente alla polizia e aiutò a evacuare l'area prima che la bomba esplodesse, salvando la vita di centinaia di spettatori.

Nonostante a caldo sia stato celebrato dai media come una figura eroica, Jewell è stato successivamente considerato, a causa del ritratto da lavoratore frustrato (e con disturbi compulsivi da ricerca di notorietà) dato della giornalista del "The Atlanta Journal-Constitution" Kathy Scruggs, il principale sospettato dell'attentato dinamitardo.


(Paul Walter Hauser in una scena del film "Richard Jewell", 2019)


L'onore calpestato

L'elemento più interessante in Richard Jewell è che si tratta di pura vicenda storica, senza edulcorazioni di sorta alcuna. Eastwood ci sbatte in faccia, con la solita chirurgia e signorilità che caratterizza la sua narrazione cinematografica, lo spettro di un cancro ormai onnipresente: il sensazionalismo delle notizie tendenziose e artefatte; la scorrettezza della deontologia professionale che sfocia nelle acque profonde e contaminate della diffamazi0ne, dello scherno, dell'onore calpestato.


(Sam Rockwell e Paul Walter Hauser in una scena del film "Richard Jewell", 2019)


C'è da comprenderli, i miserabili dell'informazione... concentrarsi ardentemente nella ricerca (spasmodica e scientificamente teleologica) del capro espiatorio è un retaggio tutto culturale della nostra tradizione; in passato il sommo sacerdote caricava tutti i peccati del popolo ebraico su un capro, e lo mandava nel deserto nel giorno dell'espiazione (kippūr); a maggior ragione oggi, ove il sensazionalismo ha acquisito un valore sociale congruente ed inscindibile rispetto al piano del reale, Clint ci mostra con cruda freddezza narrativa come una notizia tendenziosa e senza prove possa distruggere in pochi secondi la vita di un uomo, di una madre, di una famiglia tutta.


(Paul Walter Hauser e Jon Hamm in una scena del film "Richard Jewell", 2019)


Sbatti il Mostro in Prima Pagina

Una frase ronza in testa per tutta la pellicola, "Sbatti il mostro in prima pagina". Nel lavoro di Clint vi è, infatti, un evidente retaggio culturale nascente da un certo tipo di cinema di inchiesta italiano degli anni 70'. "Sbatti il mostro in prima pagina" (1972) è un film che descrive appieno i meandri di una notizia e le implicazioni che l'informazione assume nei confronti di ciò che deve essere reale e ciò che deve essere sotterrato. Per la regia di Marco Bellocchio e completato dalla magica interpretazione di Gian Maria Volonté, la pellicola in questione ci offre due incisi meritevoli di essere riportati nel commento del presente film di Clint.


Bizanti (Gian Maria Volontè) "D'accordo, io, Il Giornale, provochiamo. La realtà non la raccontiamo obiettivamente. Ma quale obiettività, Roveda? Si è mai chiesto chi è Mario Boni? È uno sbandato che rifiuta le regole della convivenza sociale, si droga e assalta Il Giornale, aggredisce gli operai che non vogliono scioperare, sequestra i dirigenti, rovescia le macchine e gli dà fuoco. È uno che odia anche lei, Roveda, con i suoi buoni sentimenti e i suoi innocui idealismi. Lei vede il giornalista come un osservatore imparziale. Ebbene io le dico che questi osservatori imparziali mi fanno pena. Bisogna essere protagonisti, non osservatori. Siamo in guerra! La lotta di classe la facciamo anche noi! Non l'hanno inventata Marx e Lenin".


E ancora Bizanti: "Göbbels diceva nei suoi diari che le masse sono molto più primitive di quanto possiamo immaginare. La propaganda quindi dev'essere essenzialmente semplice, basata sulla tecnica della ripetizione, tecnica peraltro modernissima, mandata avanti dalle grandi agenzie pubblicitarie americane. Unique selling proposition – unica proposta di vendita".


(Sam Rockwell e Paul Walter Hauser in una scena del film "Richard Jewell", 2019)


Jewell, Kovalski e il tesoro del valore

E Richard Jewell è l'uomo perfetto da sbattere in prima pagina. E' un uomo ingenuo, innamorato platonicamente delle istituzioni, della legge e dell'applicazione ferrea e letterale della stessa. E' grasso oltre l’obesità, vive ancora con la madre in un appartamento umilissimo, e con cadenza periodica è stato sollevato dagli incarichi che svolgeva in quanto zelante delle regole, oltre i limiti accettati da chi pone le regole stesse.



(Clint Eastwood e Olivia Wilde sul set di "Richard Jewell", 2019)


Eppure Eastwood non ci fa dubitare praticamente mai (se non nella scena dell'attentato, con un gioco infingardo di furbe inquadrature) dell’innocenza di Jewell e non lascia mai che la nostra fiducia da spettatori nei suoi confronti naufraghi, che il nostro contatto con il reale vacilli anche solo per un’istante, malgrado le inquisizioni pubbliche, gli interrogatori faziosi ed illegittimi, le scoperte sul passato di Richard, le zone d’ombra che caratterizzarono ai tempi la vicenda storica.


(Clint Eastwood, Paul Walter Hauser e Kathy Bates sul set di "Richard Jewell", 2019)


Clint, ancora una volta, a 89 anni di età, esalta gli eroi, i difensori della comunità, e ancora non ha smesso di credere nel profondo tesoro delle persone valorose; Clint vuole dirci che, dal suo punto di vista, è meglio vivere un giorno da Jewell e da Walt Kovalski ("Gran Torino", 2008) piuttosto che cento da Kathy Scruggs.


(Paul Walter Hauser e Jon Hamm in una scena del film "Richard Jewell", 2019)


E lo fa con un film per nulla fazioso e politico, una pellicola che riappacifica lo spettatore con la cognizione della relatività del reale, con la consapevolezza che i mostri (e gli eroi) non sempre siano quelli che ci vengono buttati in pasto in maniera feroce e animalesca, quasi per far sì che gli uomini facciano a gara nello strappare per primi un lembo di carne alla quale attribuire la colpa di tutte le disgrazie e di tutti i mali.


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