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Recensione: Parasite, l'odore della Povertà

  • Salvo
  • 19 mag 2022
  • Tempo di lettura: 4 min

Rotten Tomatoes: 98%

Voto The House: 9,5

(locan dina del film "Parasite" di Bong Joon-ho, 2019)

Perfino l’imberbe nasino del bimbo dei Park, facoltosa famiglia sud-coreana, tirato su con caviale ed altre prelibatezze, si accorge della lapalissiana verità che sfugge interamente alla povera famiglia Kim; facciamo però un passo indietro.


L’arte di vivere o sopravvivere, a seconda dei punti di vista, viene esplicitata al meglio traendo alimento dalle risorse riposte in quell’angolo di cervello deputato all’arrangiarsi alla meno peggio. In questa secreto loco del cerebro la grama famiglia Kim, un padre (Song Kang-ho), una madre (Jang Hye-jin), un figlio (Choi Woo-shik) ed una figlia (Park So-dam) riuniti in solida quanto granitica quaternitas, attinge a piene mani il rigoglioso filone aureo (si fa per dire) da cui trarre le preziose risorse ideative per "sbarcare il lunario" e tirare avanti tra mille e più mille ristrettezze economiche.

(scena dal film "Parasite" di Bong Joon-ho, 2019)

Niente di sentimentale, però, non ci si immagini un loro quotidiano dalle tinte fosche o strappalacrime, infarcito di stenti e sofferenze, maledizioni scagliate contro il cielo o rancorosi sentimenti per chi è più fortunato; ecco una prima lezione: si può essere felici anche in condizioni di povertà, poiché i Kim si vogliono tra loro un gran bene e si sorreggono a vicenda, facendo gara ottima e profittevole a chi escogita l’espediente più arguto.

Il piano si dispiega

(scena dal film "Parasite" di Bong Joon-ho, 2019)

Un piano architettato meravigliosamente fa di questi componenti quattro validi e riconosciuti esperti del settore, quello dell’imbroglio, che troveranno un ricovero lavorativo impersonando ed improvvisando diversi ruoli presso la ricca e sempliciotta famiglia Park.


E qui scatta il secondo ins non si pensi che i ricchi siano dei sempliciotti solo perché dalla loro borsa possono essere sottratti pochi euro. Loro guardano lontano, troppo lontano, l’occhio è sui milioni e non sulle arachidi e le noccioline lasciate intonse dopo il loro aperitivo.


Bene, dopo queste premesse, ritorniamo al nasino del giovane Park lasciato al primo rigo. I quattro guitti si sono presentati nei loro abiti di scena: espertissimo autista, mirabolante governante, dotto esperto di lingua inglese, altrettanto esperta di Arte e psicologia infantile occultando, però, la loro comune parentela. Eppure…eppure quel nasino biricchino, da segugio si direbbe, sembra infine sgamarli poiché fiuta in tutti loro il medesimo, stesso odore. Che combinazione, si potrebbe esclamare, potrebbero far parte di uno stesso nucleo familiare? Ah che imbroglioni!



Una pietra d’inciampo

(scena dal film "Parasite" di Bong Joon-ho, 2019)

Il bambino non viene però creduto dai genitori (Lee Sun-Kyun e e Cho Yeo-jeing), e qui potrebbe scattare il terzo insegnamento: perché i bambini non vengono mai creduti a priori? Il pargoletto j’accuse, però, crea scompiglio in papà Kim poiché l’indizio olfattivo rischia di mandare all’aria tutto quel bel piano articolato; nella sua meravigliosa e bonaria banalità esistenziale, propone di utilizzare diversi detersivi per lavare i panni di ciascuno di loro, in maniera tale da non poter essere minimamente accomunati.

Povero papà Kim, come se il problema fosse questo!

(scena dal film "Parasite" di Bong Joon-ho, 2019)

Lo scoprirà in seguito; non è questione di detersivi e sapone, è che la povertà odora sempre uguale, in tutti. La povertà? Anche quella economica, insieme alla vita stiracchiata nell’ordinario, stipata nelle metropolitane, persa in minime incombenze, naufragata in un’assenza di futuro, in stiracchiate esigenze vitali, in assenza di cultura. E la povertà, secondi i Park, puzza, specialmente se sopra ci metti del profumo (puzza al quadrato!).


In sintesi

(scena dal film "Parasite" di Bong Joon-ho, 2019)

Si tralasciano gli ulteriori intrecci della storia; il tono del racconto continuerà ad essere sempre leggero e scanzonato, con un Morandi nazionale che melodrammaticamente cadenzerà uno dei momenti più comici del film. La ruota da criceto, però, si muoverà sempre più, si camminerà in essa credendo di arrivare lontano, chi sa, forse a guadagnare finalmente tanti soldi per comprare un bel villone. Si assisterà anche alla più ovvia delle lotte, quella intestina tra poveri e miserabili, ma a chi gioverà, tutti ne usciranno sconfitti. Mirabile questo canovaccio, che si recita in mille sfumature nel teatro della vita!


Poche gocce di pioggia divertono il piccolo Park nella sua tenda da indiano posta nel giardino di casa; a valle, in città, quella stessa pioggia creerà un alluvione e un numero imprecisato di sfollati, tra cui ci sono anche i Nostri. Roba da non credere: forse è vero quel detto che dice che i soldi fanno soldi ed i pidocchi fanno pidocchi.


Ma chi è il parassita, dunque?

(scena dal film "Parasite" di Bong Joon-ho, 2019)

Fino al finale vige speranza e ottimismo; l'idea che tutto sarà migliore, l'idea che diventeremo la versione migliore di noi stessi, l'idea che conquisteremo tutto ciò di cui saremo degni. Povero illuso l'uomo, poveri illusi i Kim.

Si possono ribellare, possono organizzare spedizioni e cavalli di Troia, possono pulire da cima a fondo con uno spazzolino i vasi sanitari di avorio destinato allo smaltimento degli escreti delle fresche natiche dei Park; la verità è che potranno unicamente sognare e sperare di diventare un giorno come loro.

(scena dal film "Parasite" di Bong Joon-ho, 2019)

La verità... la verità per i Kim non è la bella vetrata sul giardino dei Park, ma solo un'angusta finestra sistemata a livello marciapiede, da cui scrutare curiosamente qualunque coreano lercio di alcool che vomita ed orina contro un palo, mentre sui soffitti brulicano i parassiti.

(scena dal film "Parasite" di Bong Joon-ho, 2019)


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