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Recensione: Madre

  • antoniovalentino5
  • 23 apr 2022
  • Tempo di lettura: 4 min

Rotten Tomatoes: 96 %

Voto The House: 8,4


(Kim Hye-ja nella locandina di "Madre", Bong Joon-ho)


Sinossi

Yoon Do-joon (Won Bin) è un ragazzo con un evidente deficit mentale, che sopravvive con la Madre (Kim Hye-ja) in una cittadina indefinita della Corea del Sud. La vita dei due scorre serena e miserabile fino a che un corpo senza vita di una ragazza viene ritrovato su una terrazza, gettando il paese nella tauromachia più totale.


Le esigue prove conducono immediatamente a Yoon Do-joon, accusato illegittimamente dalla polizia di omicidio, senza che venga svolta una indagine formale. La madre è, tuttavia, convinta dell'innocenza del disgraziato e tenterà, in tutti i modi (letteralmente) di scoprire il vero colpevole.


Bong Joon-ho, sono tutti colpevoli

(Kim Hye-ja in una scena di "Madre", Bong Joon-ho)


"Madre" ribalta la visione comune delle cose, in quanto la catarsi é qui un processo di purificazione che giunge non dall’esperienza bensì dall'azzeramento della stessa, dal non ricordo, dall’annullamento dell'accaduto.

Bong Joon-ho crea una scacchiera (rectius, un nascondino) ove si fa gara a chi è maggiormente senza colpa e può, quindi, scagliare la prima pietra; c'è un problema, tuttavia, la realtà è che sono tutti colpevoli, da Yoon Do-joon, alla Madre (che ricorda in alcune inquadrature la Medea di Lars Von Trier, a proposito di peccato...) alla polizia coreana (in un continuum con il lavoro precedente del regista coreano, "Memorie di un Assassino").

Il film é targato Bong Joon-ho (maestro finissimo, da annoverare tra i registi più talentuosi del nuovo secolo) in tutte le sue magnifiche inquadrature (dove la forza del non visto spesso sovrasta l'impatto di ciò che viene, al contrario, mostrato), nella raffinatezza di scena mai scontate, nell’esplosione di violenza finale, covata e assopita per tutta la durata della pellicola (in un canovaccio che ricorda un altro suo capolavoro, "Parasite").


Con "Madre" Bong Joon-ho ci mette in stato di allerta rispetto alla morbosità dei sentimenti, anche i più nobili; "Madre" ci ricorda che gli uomini tutti sono crudeli, anche i più innominabili, se dinanzi agli eventi miserabili della vita.


Madre e Yoon Do-joon, una monade di violenza e miseria

(Kim Hye-ja e Won Bin in una scena di "Madre", Bong Joon-ho)


Madre e figlio creano questo rapporto simbiotico per il quale appaiono essere uno la colpa dell’altro, uno l’effetto della disgrazia dell’altro. Si muovono e respirano come una monade, non c’è discernimento tra i due, due soli polmoni, due soli reni, un solo fegato.

La corruzione morale dei due, intesa come deriva violenta, avviene all'unisono; sono assassini, non tanto presi singolarmente, quanto nella loro unione e nella loro universalità. Poiché Yoon Do-joon uccide perchè ha già provato l'esperienza della morte a causa della sua metà (la Madre disperata per la sua condizione, anni addietro, provò a suicidarsi portando con sè il figlio, tentativo non riuscito per puro caso), la Madre uccide per la causa di una fantomatica giustizia nei confronti del figlio stesso.


(Won Bin in una scena di "Madre", Bong Joon-ho)

E il resto è solitudine, sono uomini soli, individui miserabili all'interno di una società che li ripudia e li disprezza, ancora prima di dare un valore sociale al fatto che siano assassini. E quindi la storia dell’assassinio divenne una storia di emarginazione sociale, alla quale Bong Joon-ho ci ha costantemente abituato nel corso delle sue opere.


Il tempo degli emarginati

(Kim Hye-ja in una scena di "Madre", Bong Joon-ho)


E quello che si rivelerà essere un assassino del tutto fittizio e casuale (il vero colpevole è Yoon Do-joon, durante tutta la pellicola sono disseminati indizi per farcelo capire senza mai manifestarlo oggettivamente) , frutto della inettitudine della polizia coreana, é un ragazzo disabile e solo al mondo, semplicemente un altro miserabile.


Egli è il simbolo dell'emarginazione sociale di coloro che non possono far sentire la propria voce, castrati da mancanze fisiche e sociali. Egli, come Yoon Do-joon, non potrà permettersi un avvocato, non potrà neanche essere degno della sua presenza, della sua parola, del suo tempo; ma al tempo degli emarginati chi ci penserà?


Un ago che azzera tutte le colpe?

(Kim Hye-ja in una scena di "Madre", Bong Joon-ho)


E qual é la risultante dell'emarginazione in questo processo che passa dalla violenza furiosa alla catarsi allucinogena? É il non ricordo, la dimenticanza della propria condizione sociale e l'oblio della propria condizione morale. Non è un caso che Madre si veda per la prima volta inserita all'interno di un contesto sociale nel momento in cui abbandona il pregiudizio (dato dalla comunità e da lei stessa in primis) sia sul suo essere miserabile, sia sul suo essere alla vertigine della moralità della vita.


(Kim Hye-ja in una scena di "Madre", Bong Joon-ho)


La pellicola si chiude con Madre la quale, pur conscia della colpevolezza del figlio, non impedisce che il ragazzo disabile venga condannato e, dopo il rilascio di Yoon Do-joon, posiziona uno dei suoi aghi da agopuntura in un punto della coscia che le permetterà di abbandonare i brutti ricordi mentre danza a ritmo di musica, circondata da altre donne su un bus.

L'omicidio non è mai avvenuto, Madre non ha mai ucciso nessuno, il figlio non è mai stato violento, il ragazzo disabile è l'unico colpevole di questo brutto sogno... si può tornare a vivere, inconsapevoli di essere dei mostri.


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