top of page

Recensione: Licorice Pizza, c'è vita su Marte?

  • antoniovalentino5
  • 31 mar 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Rotten Tomatoes: 90 %

Voto The House: 8,3


Corre Paul Thomas Anderson, corre la giovane cleopatra Alana Haim, corre il buffo e geniale Cooper Hoffman. Come purosangue sciolti cavalcano veloci su una spiaggia apparentemente senza fine. Siamo nella San Fernando Valley, all'epoca centro dell'universo popular e trasgressive mondiale. La Valle si popola delle maggiori sedi di produzione cinematografica e televisiva: la CBS, l'NBC-Universal, la Walt Disney Company e, infine, la Warner Bros di "Tutti gli uomini del presidente" (1976) di Alan J. Pakula e dei capolavori a ripetizione di Stanley Kubrick, da "Arancia meccanica" (1971) in poi.

Siamo nella San "Pornardo" Valley dell'Eros libero, dell'amore minorenne, del sesso senza protezioni e della selvaggia produzione pornografica.

Paul Thomas Anderson, con immagini semplici e di impatto, ci dona Los Angeles in tutte le sue sfaccettature; nel suo colore, in tutto il suo magnifico caos (la città sembra apparire e farsi bella come un perenne spot pubblicitario di una catena di diner americani e negozi di jelly beans) ed in tutta la sua perversa, eppure quasi innocente, trasgressione.



E una storia del genere, tra il giovane Gary Valentine (15 anni) e la "quasi adulta" Alana Kane (25 anni), sembra possibile, legittima e realistica solo in un tourbillon di sensazioni di accoglimento di ogni possibile valore morale (che, a pensarci bene, alla fin fine equivale ad un azzeramento totale della moralità stessa). Il fil rouge dell'intera pellicola é la corsa, attimi di irrazionalità, unici veicoli possibili di un amore tanto particolare quanto contraddittorio. Paul Thomas Anderson riesce a creare un mondo, un sostrato, dove non è affatto paradossale o fastidioso che una venticinquenne si innamori di un minorenne dieci anni più piccolo. Esistenze a metà, quelle dei giovani Alana e Gary, cacofonici per gli occhi eppure di una bellezza ancestrale. Esistenze, quelle dei due giovani, che si completano in maniera asimmetrica, anti-aurea, eppure di un'armonia che pare uscita dalla testa e dalle mani di Dalì. Esistenze che crescono e prendono linfa vitale dall'inesperienza del battesimo del fuoco dell'adolescenza. Paul Thomas Anderson ci riporta a ciò che davvero é essenziale, nel mondo del dio Eros; l'amore é un gioco infantile, una linguaccia da una parte all'altra della stanza, una corsa irrazionale per prendere un autobus senza destinazione precisa, una lotta coi cuscini (rigorosamente ad acqua) finita male, una retromarcia a sessanta all'ora (ed in folle) perchè si è rimasti a secco.


Non che questo gioco di seduzione senza strategia non presenti passi falsi; dirigono i Nomadi nel 1971: "Ti baciava le labbra ed io di rabbia morivo già, ti baciava le labbra e un pugno di sabbia negli occhi miei oggi c'è" e Alana e Gary eseguono lo spartito con religiosa e scontata prevedibilità; l'amore passa dalla disillusione, dalla delusione dell'amore tradito, dalle carezze svogliate e dal distacco; come si può amare realmente, e fino in fondo, se non si sperimenta, anche solo in minima parte, l'esperienza della gelosia?


I camei di Sean Penn e Bradley Cooper sono due intervalli tarantiniani (i due personaggi interpretati ricordano maledettamente le caratteristiche, i vizi e le virtù dei personaggi di "Once Upon a Time in Hollywood" da Bruce Lee a Charles Manson) in una scaramuccia d'amore di oltre due ore. Paul Thomas Anderson ci dona un gioco di seduzione che attira lo spettatore in modo catalitico. Siamo ben consci che sia un amore giovanile e caduco, che probabilmente la forbice delle differenze tra Alana e Gary sia troppo ampia, tuttavia è proprio per questo che ciò che viene mostrato in scena ci appare così puro, così senza filtri, che tutti possiamo esserci ritrovati dentro, almeno una volta nella nostra vita.



Anderson, non sazio di sfornare capolavori a ripetizione ("Boogie Nights", "Magnolia", "Il Petroliere", "The Master", "Il Filo Nascosto") firma un' ulteriore opera che resta nell'empireo ardente del cinema romantico contemporaneo. Lo fa in maniera semplice ed essenziale; assistiamo, senza filtri e sovrastrutture di genere, alla sostenibile leggerezza di un innamoramento fuori dalla luce della perfezione dei riflettori.


"È una terribile cosa da poco

Per la ragazza dai capelli slavati

Ma la mamma sta gridando “No”

E papà le ha detto di andare

Ma il suo amico non si vede da nessuna parte

Mentre ripercorre il suo sogno naufragato

Andando verso il posto con la visuale migliore

Ed è incollata al grande schermo

Ma il film è di una noia mortale

Perché lei lo ha vissuto dieci volte, o forse più

Potrebbe sputare negli occhi degli sciocchi

Quando le chiedono di concentrarsi su".

(Life on Mars, David Bowie)

Comentários


Post: Blog2_Post
  • Twitter
  • Instagram

©2022 di The House That Anthony Built

bottom of page