Il Riflesso del Cinema: Joker
- Salvo
- 13 apr 2022
- Tempo di lettura: 3 min
Rotten Tomatoes: 68 %
Voto The House: 7,7

(Joaquin Phoenix in una scena del film del 2019 "Joker", diretto da Todd Phillips)
Joker, semplice lotta di classe?
…un ulteriore esempio degli effetti della lotta di classe tra ricchi e poveri, inclusi ed esclusi, fortunati e meno fortunati, secondo la ben collaudata dietrologia che i primi incarnino le virtù sociali solo in apparenza mentre è nei secondi che si trova l’ottimo ed autentico pregio di animo benché confuso e mascherato nella violenza dei moti popolari che investono Gotham City.
C’è chi sottolinea che la ribellione dei suoi cittadini presagisce quella, prima o poi inevitabile, della massa dei diseredati del terzo mondo che bussa disperata alle porte dell’occidente opulento e scintillante, inascoltata e respinta, reietta nella sua cronica povertà. Giusto. Valida però anche l’interpretazione che vuole il film come metafora dell’incapacità che la società umana ha di accogliere in sé la malattia psichiatrica; giusto, giusto.

(Joaquin Phoenix in una scena del film del 2019 "Joker", diretto da Todd Phillips)
Arthur Fleck o Joker?
Il protagonista, Arthur Fleck/Joker (Joaquin Phoenix) è chiaramente una personalità disturbata, che si trova a camminare su un filo sottile teso sul baratro della follia; basta un refolo perché caschi definitivamente ed è una tempesta, in realtà, quella che gli soffia continuamente in viso disprezzo ed ironia, tanto da farlo precipitare definitivamente nell’insania con gravi conseguenze per tutti.
Laconicamente si comunica che i fondi per la riabilitazione mentale sono finiti, il deforme e comico uomo continua ad essere oggetto di scherno per grandi e piccini, utile cosità da stritolare nella società dei consumi rappresentata al meglio dallo show di Murray Franklin (Robert de Niro), ameno contenitore del banale quotidiano che è la vita di tutti noi. Corretto, giusto, si, corretto.

(Joaquin Phoenix in una scena del film del 2019 "Joker", diretto da Todd Phillips)
Not a very normal people
Poi, si può anche pensare che, in fondo in fondo, la causa dei mali è una inadeguata alimentazione, genitori inadatti, sono le cattive amicizie, gli ambienti urbani degradati e degradanti, quel pensare obliquo rispetto all’andamento rettilineo delle elucubrazioni delle persone normali, i very normal people delle scienze statistiche, i topini di laboratorio degli esperimenti sociologici. Si, il film si presta anche a queste considerazioni, bene, corretto.
Ce n’è per tutti, anche per la massa che si auto degrada a clown per protesta e non sa che anche questa è una delle tante alternative ammesse dal Sistema per autolegittimarsi come provvido baluardo contro i barbari. Cucciolotti amati dalla pubblicità, vezzeggiati dai consumi imperanti, trastullati dai pensieri comuni che non lottano ma si arrendono placidamente alla tecnica da realtà virtuale, aprono le braccia all’economia globale, in un ecumenismo della bidimensionalità, ecco chi sono i pagliaccetti rivoluzionari, che non mirano ad una reale alternativa bensì alla semplice sostituzione dei ruoli in un gioco ampiamente rodato.

(Joaquin Phoenix in una scena del film del 2019 "Joker", diretto da Todd Phillips)
Arthur Fleck e la comicità dei sentimenti
E poi, da questa ridda di dannati, esce fuori inerme un essere che crede che bisogna sorridere agli altri per gentilezza, per gratitudine, per riconoscenza, poiché una terra pura in fondo alle tenebre fa crescere un che di umano che aspetta di sbocciare pieno nella compassione, nell’amore, nella vita. Non importa se questo essere è impacciato, maldestro, inetto; lui vuol far sorridere tutti con la sua comicità giudicata, perché no, anche demodé, ma è tutto il suo essere ad esprimersi sincero in essa quale dono per gli altri, ribadendo con coraggio il significato di cosa voglia dire continuare ad essere uomini anche nella più squallida delle realtà.

(Joaquin Phoenix in una scena del film del 2019 "Joker", diretto da Todd Phillips)
L'epilogo inevitabile della non curanza... Joker
Chi si prenderà cura di questa tenera ed indifesa pianta cresciuta negli stenti e nel disprezzo? A chi interesserà vederla crescere con diligenza ed attenzione e cogliere i suoi frutti da gustare un giorno solidali? Vedere un uomo è scoprirlo nella sua singolarità e meravigliarsi di quel miracolo unico; si crescerà, allora, nella fiducia, nella legittimazione, nella consapevolezza di mai dimostrare a sé ed agli altri che si merita di vivere; si vive e basta.
Per queste operazioni, però, ci vuole una sensibilità diversa da quella solita, è artificio di cuori magnanimi; il più delle volte si tarpa la vocazione, si coarta la forza esplosiva di un destino che chiede più vita, si annichilisce nell’indifferenza il desiderio della luce che, anche se fievole, chiede di brillare comunque.

(Joaquin Phoenix in una scena del film del 2019 "Joker", diretto da Todd Phillips)
Arthur è questa aspirazione di vocazione umana, è istanza di realizzazione esistenziale che per lui, come per tanti altri, rimane disattesa; nessuno si prenderà cura del suo destino. Allora non si ha altro da dire a chi non vuole o non può sentire; quell’aspirazione al sorriso diventerà un osceno quanto stereotipato squarcio, un memento alla pochezza degli uomini massa. Giusto, si, corretto, anche questo…
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