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Il Riflesso del Cinema: Il Fiore delle Mille e Una Notte

  • Salvo
  • 19 mar 2022
  • Tempo di lettura: 2 min

Rotten Tomatoes: 82 %

Voto The House: 7,5

Attualmente disponibile su: Rai Play



Arte femminile quella della narrazione, che tesse i mille e sconclusionati fili di una vita in un arazzo compiuto, ordinato. Ci si chiede dove nasca l’interesse di ascoltare, vedere o leggere storie; forse dal desiderio profondo ed inespresso di vedere disteso un destino e mirarlo nei suoi nodi, nei suoi scambi, saggiandolo in profondità per scorgere il gioco degli Archetipi che più lo afferrano in suggestioni invisibili, silenziosi suggerimenti, provvide visuali. Nascerebbe, così, un confronto affinché quello nostro, che ha ancora da compiersi, riceva le benefiche istruzioni, le giuste correzioni e le opportune ispirazioni perché si realizzi quel po' di promessa che si scorge nel cuore, la terra pura che accoglie i nostri più veri desideri.


(Salvatore Valentino)


Se sono queste le premesse, ancor più si ha interesse se le storie sono tante e meravigliose come in questo film che colleziona alcune dei racconti esposti da colei la cui vita era appesa in quel narrare per mille ed una notte, Sherazade. Salta subito all’occhio la ricchezza di figure femminili che caratterizzano i momenti più importanti della pellicola, argute, struggenti, maliziose e spensierate, da far capire decisamente dove alberghi il sale in zucca o dove dimori l’autentico, intenso e struggente desiderio di amore. L’uomo per lo più è il manovrato, è lui che sale e scende, spesse volte inconsapevolmente, dalla giostra di situazioni che si squadernano in maniera surreale; e l’amore struggente, quello che dà la vita o spinge alla vita, il desiderio che si fa risveglio dei sensi, sua offerta nell’alcova, a lui è precluso in prima battuta mentre nasce spontaneo dalla donna che decide il se, il come ed il quando.



Strana narrazione questa di Pier Paolo Pasolini, spesso stralunata nelle parole o nei gesti stereotipati, con un doppiaggio quasi comico nelle sue inflessioni da dialetto meridionale; in luoghi da cinema neorealistico, solidi nel sole che li abbacina, Yemen, Etiopia, Nepal, Iran o india, si muovono in presenza leggera personaggi che sembrano quasi privi di carne e sangue, però precise e potenti immagini di un primordiale canovaccio da racconto fantastico; la schiava sagace, il padrone ottuso, la donna che offre la sua vita per amore, il ladrone, il santo, il penitente... eterne maschere il cui scopo è insegnare, correggere, ammonire e divertire.


(Salvatore Valentino)

Non ci si aspetti, però, lezioncine pedantemente morali od etiche, tacciono in questo caso i vari soloni della legge e del costume; ciò che viene fuori è una umanità sorridente e fresca che non conosce il rigore di coatta civiltà né quello di religioni del peccato. Circola ariosa ed armoniosa una sana e santa voglia di vivere, supportata da una bonaria visione della vita e dall’utilizzo spensierato del sesso, privo di complessi ed inibizioni. Quest’ultimo si fa gioioso ed imprescindibile strumento di comunicazione da parte di corpi che spesso si offrono nudi in tutta la loro fragilità esistenziale perché non hanno da nascondere e le intenzioni sono oneste e sincere. Sogno perduto, sogno da recuperare; non ci si lasci ingannare dai versi poetici dedicati alla celebrazione dell’amore carnale, che spesso è un mistico a parlare.


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