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Il Riflesso del Cinema: Giù la Testa (Parte 4)

  • Salvo
  • 23 mar 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Rotten Tomatoes: 92 %

Voto The House: 9,3

Attualmente disponibile su: Tim Vision / Amazon Prime Video / Now / Rai Play



Buffo involto spelacchiato, pallina spigolosa che ballonzola tra le pieghe della propria storia, Donald Duck della Rivoluzione, un delinquenziale Buck Mulligan, se il Messico fosse Dublino. Capace di venderti Fontana di Trevi, salvo poi ricordarsi che più volte l’ha già venduta a sé stesso o di giocarsi la vita a carte per poi scoprire, e senza neanche tanta meraviglia, che questa è falsa. Birbaccione da baraccone, quand’anche i bambini sorridono con occhietti maliziosi facendoti capire che stanno al gioco, boccaccia improvvisa, e poi gradassate, piroette, capovolte e guasconate; abusato armamentario da artista di strada con un pezzo ripetutamente proposto, la cavalcata delle Walkirie arrangiata con peti e rutti. Si potrebbe continuare: furbetto del cartellino, magari due-tre giorni di malattia per andare al mare, di scontrini neanche a parlarne, una parola data è fiato sprecato, perennemente in bilico su tre carte.



Tutto questo, e forse più o forse meno, è Juan Miranda, tigre di cartone, ozioso piede teso a calciare perennemente un barattolo scalcinato ma, c’è chi lo afferma sicuro, probabilmente è lui stesso il barattolo scalcagnato. Ulteriore esistenza assoldata per entrare a far parte della mai tanta lodata schiera dei Sodali dell’Eroe; essa vive di bagliori riflessi ma quella zona d’intenso buio che concentra in sé, per contrasto, fa brillare ancora meglio la luce dell’Eroico Compagno, di colui cioè che mette in moto ed alimenta gli ingranaggi della Storia. Un triste destino, il loro: sempre un passo indietro, senza alcunché di memorabile da fare o da dire se non produrre comicità, parentesi ove la trama sosta oziosa prima di riprendere la marcia, appendici o accidenti di cui se ne potrebbe fare a meno, graziosi orpelli o cosmetici del riso e, pertanto, qualcuno potrebbe dire, non necessari.



Non compaiono spesso accanto agli Eroi, questi frequentemente viaggiano da soli e le situazioni che incontrano, i mostri che affrontano, i nodi che sciolgono in fin dei conti sono gli Archetipi necessari da integrare per la propria crescita personale; in questo canovaccio, che mirabilmente ricircola nella letteratura di ogni tempo, si rinnova la necessità che richiede l’Umanità, il bisogno cioè di contemplare un “Exemplum” e magari identificarsi con Esso, e poi godere di una serie di benefici, di grazie, di sollievo che solo questi Uomini additano o dispensano, in virtù della loro astuzia e coraggio, errando e molto soffrendo, Uomini vicini alla Divinità o che, junghianamente intesi, hanno integrato la propria Ombra.



Che c’entra, allora, chi si pone comicamente al loro fianco, quasi a disturbare la missione divina, caracollando su un crinale che mal si adatta ai volteggi di un Arlecchino dello Spirito o del solito Pulcinella che geme per un po' di pane quotidiano? Necessari perché una storia si articoli con più varietà, ma questo non è così importante poiché l’Eroe sarebbe capace d’imbastire da solo mirabolanti avventure; forse la loro presenza una salutare oasi in cui l’attenzione può rilassarsi prendendo fiato o un momento dove il cuore può farsi finalmente più leggero? Intanto, quel teneramente umido che la loro presenza concede bagna alchemicamente il secco dell’Eroe, rendendolo più morbido, flessibile, meno intransigente, insomma più umano. Poi si caricano delle nostre proiezioni, facendoci ridere inconsapevolmente delle nostre piccole o grandi meschinità, del nostro continuo perderci in arzigogolate soluzioni, del tragicomico tentativo di “cavarcela” alla meno peggio, delle formidabili e domenicali genialate. Essi, in conclusione, si consegnano inermi alla nostra visione in una nuvolaglia di intenti, un garbuglio di azioni che mai riconosceremmo o ammetteremmo come nostri, specchi per i sagaci e per chi può a ragione dire, una volta per tutte: “Com’ero buffo quand’ero un burattino!”.

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